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Territorio

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Baccus apertos colles amat, l’uva ama i colli aperti dicevano i romani che di viticoltura s’intendevano. Nel territorio di Cosenza le viti sono allevate sui declivi di alta collina e si avvantaggiano di ventilazione e di buone escursioni termiche.  Siamo nell’alta Calabria appenninica, ai piedi della Sila. E’ questa una Calabria inattesa per chi conserva della regione l’idea stereotipata di una terra assolata e arida che si allunga su bellissime coste deturpate dal cemento armato e dalle palazzine non finite. Sappia costui che la Calabria è anche una delle regioni più montuose d’Italia, con zone interne ricchissime di boschi, di acqua e di paesaggi non urbanizzati.  Qui tra castagni e ulivi e più su tra faggeti e foreste di conifere, gli inverni sono freddi e le estati fresche e riposanti. I paesi conservano strutture antiche, tipicamente appenniniche che restituiscono l’idea arcaica e commossa di un’Italia ormai scomparsa. Una geografia austera e silenziosa in cui è bello immergersi. Qui la cucina è ricca e il vino ha il sapore dei tannini vivi che riscaldano il cuore.

mostrare il territorio montuoso delle Terre di Cosenza

Terre di Cosenza

La DOC Terre di Cosenza è di recente istituzione, copre l’intera provincia di Cosenza e unifica le piccole denominazioni di origine  una volta diffuse in tutta l’area e oggi riconosciute come sotto zone.

E’ una terra vocata, caratterizzata dalla coltivazione della vite e dell’olivo sin dal tempo degli Enotri, l’antica popolazione italica che abitava il sud della Campania, la Lucania e l’Alta Calabria la cui derivazione etimologica è dalla parola greca οiνος, “vino”.

La vite è coltivata in gran parte del territorio collinare e si concentra al nord sulle pendici del Pollino, nella zona di Saracena, nella valle del Crati e in quella dell’Esaro; a ovest sulla costa tirrenica intorno a Orsomarso;  a est sulle colline del nord Ionio; a sud sulle colline di Cosenza, ai confini della valle del Savuto.
I vitigni storici e caratterizzanti sono il Magliocco dolce e il Brettio (conosciuto come Mantonico nero) tra i rossi e il Mantonico, il Greco e il Pecorello tra i bianchi

I nostri vigneti si trovano nella zona di Donnici (in  latino campi dominici), un piccolo borgo fondato alla fine del IX secolo, quando i cosentini abbandonarono la città per sfuggire alle incursioni saracene e si rifugiarono sulle  montagne circostanti.

Il territorio, posto sulla dorsale appenninica ai piedi dell’altopiano della Sila, è collinare con un un’altimetria media di circa 500 metri  sul livello del mare. Il clima è ”Mediterraneo fresco”, con autunni e inverni piovosi ed estati calde e asciutte. La temperatura media annuale è di 14,5 ° C.

Il Magliocco Dolce

Antico  vitigno di probabile origine greca, il Magliocco Dolce è una delle cultivar più diffuse nei vigneti  della Calabria, dal nord al sud della regione ma anche in piccole  zone della Lucania dove è conosciuto come Vujanese o Aglianico di Cassano. Diffusissimo nelle Calabria settentrionale, assume nomi diversi a seconda delle aree geografiche in cui è coltivato. Sul Pollino è detto Guarnaccia, nel Savuto Arvino, altrove Terravecchia, Merigallo, Maglioccuni, Marsigliana Greco nero… La diversità dei nomi e la convinzione dei viticoltori di allevare viti tra loro diverse è dovuta a micro selezioni locali che hanno differenziato la morfologia del grappolo (in alcune zone piccolo e senz’ali in altre allungato e con ali molto pronunciate) e originato un molteplicità di ecotipi. In tutti i casi la maturazione è tardiva, la buccia pruinosa e spessa con sfumature blu violacee. Il corredo polifenolico è ricchissimo (con tannini e antociani, specie malvidina, in grande evidenza) e dà vita a vini di buona ma non di grandissima struttura, adatti all’invecchiamento. L’acidità, specie nelle sistemazioni di alta collina, è pronunciata e persistente in maturazione. Storicamente, per problemi di classificazione, si è confuso il magliocco con il gaglioppo cirotano che è invece un’uva del tutto diversa per composizione, morfologia e corredo genetico. Chiunque, a parità di annata, metta a confronto un calice di Gaglioppo con uno di Magliocco si accorgerà della differenza: aranciato con note tendenti al mattone il primo, viola con note vagamente blu il secondo. Il Magliocco è un’uva difficile da coltivare e da vinificare ma se si modera il vigore e si vendemmia a piena maturazione (il che per le zone di alta collina può significare anche i primi di novembre) regala vini di sorprendente eleganza, fortemente mineralizzati e sapidi con sentori d’incenso e note di frutti di bosco in forte evidenza. L’importante è aspettare che la maturazione fenolica ammorbidisca la sempre esuberante carica tannica. Il tempo farà il resto. Clicca sul link se vuoi sapere tutto sul Magliocco

https://www.terredelgufo.it/2021/08/27/il-magliocco-dolce/ 

 

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