Che cosa raccontano dell’agricoltura calabrese gli atti dell’ARSAC.
Una determina è un atto amministrativo. Stabilisce un impegno di spesa, identifica un beneficiario, descrive un oggetto, fissa un importo. È uno strumento tecnico, neutro nella forma, obbligatorio nella procedura. Nessuno la legge per piacere. Anzi, nessuno la legge — salvo chi deve firmarla, chi deve riceverla, e chi, per ragioni professionali o per ostinazione, decide di scorrerle tutte.
È in quel momento che la determina smette di essere un atto e diventa qualcosa d’altro. Quando ne leggi una, vedi un impegno o una voce di spesa. Quando ne leggi cento, intravedi una regolarità. Quando ne leggi mille, vedi un paesaggio. Non il paesaggio che l’ente dichiara di voler costruire — quello sta nei piani strategici, nelle relazioni istituzionali, nei comunicati stampa. Il paesaggio reale: quello che emerge dalla sequenza dei pagamenti, dalla ricorrenza dei beneficiari, dalla distribuzione geografica degli oggetti di spesa nel tempo. Non è un progetto. È una realtà che si deposita atto dopo atto.
L’ARSAC — Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese — pubblica le proprie determine sul web. Sono consultabili, scaricabili, sterminate. Questa analisi ha provato a leggerle per rispondere a una domanda semplice: che cos’è oggi l’ARSAC, e che cosa è, attraverso l’ARSAC, la politica regionale sull’agricoltura? Non quello che dichiara di essere. Quello che gli atti raccontano.
I bilanci di previsione offrono il primo livello di lettura. I costi del personale assorbono circa il 75% della spesa corrente — 30.336.346 euro su 40.383.646 totali, secondo le previsioni 2026. È la fisiologia di una regione povera del Mezzogiorno, dove l’ente pubblico è anche ammortizzatore occupazionale. Ma è soprattutto un vincolo che definisce i margini reali di azione. Il restante 25% deve coprire tutto il resto: assistenza tecnica, sperimentazione in campo, divulgazione, formazione, programmi europei e — come emerge dalla lettura degli atti — una quota crescente di attività legate a eventi, promozione, allestimenti, servizi di comunicazione. È in questo spazio compresso che si decide qualcosa, perché è l’unico spazio discrezionale. Qui convivono almeno quattro funzioni: la gestione della struttura; la funzione tecnica — assistenza, sperimentazione, formazione; l’attuazione di programmi regionali ed europei; e una quarta, non dichiarata nella denominazione ma scritta negli atti che la fondano. La deliberazione con cui l’azienda accetta di gestire la partecipazione a Vinitaly 2026 la nomina soggetto attuatore delle azioni regionali di promozione e valorizzazione del comparto agroalimentare: fondi del Programma Operativo Complementare 2014-2020 — nati per lo sviluppo — riprogrammati in promozione, con beneficiario prioritario designato fuori regione. L’azienda tecnica diventa, per delega, braccio operativo di una politica di visibilità.
Leggere le determine per misurare quelle priorità ha un limite metodologico che va dichiarato. La funzione promozionale di ARSAC produce più atti frammentati rispetto alla funzione tecnica: ogni evento genera la sua determina per l’allestimento, una per la comunicazione, una per i servizi tecnici . È un sistema moltiplicativo: le voci si disaggregano, si diluiscono nella molteplicità, si relativizzano. L’esposizione delle determine — pensata come strumento di trasparenza — si rovescia in opacità: pubblicare tutto senza aggregare è quasi come non pubblicare niente. Un programma di ricerca pluriennale può generare un solo atto. Il numero delle determine non è quindi una misura affidabile; lo è l’importo aggregato. Ma quell’aggregazione non esiste: probabilmente nemmeno ARSAC dispone di una sintesi sistematica della propria spesa per funzione. L’assenza di quella sintesi è già, di per sé, un dato.

Nella frammentazione si perde anche il filo di chi ha deciso cosa. Ogni atto è in ordine — firma, pareri, dirigente responsabile — ma il dirigente risponde della procedura, non dell’indirizzo che la origina. La decisione di destinare fondi di sviluppo alla promozione non compare come decisione politica autonoma in nessuna determina. Mille firme regolari e nessuna che risponda della direzione.
Le determine registrano anche attività sui temi tecnici — agricoltura di precisione, biodiversità, pratiche colturali innovative. Ma quando si guarda all’oggetto di spesa, la forma è quasi sempre la stessa: convegni, incontri, giornate divulgative. Eventi, anche questi. La funzione tecnica si esprime prevalentemente nella forma della comunicazione, non dell’intervento operativo. Un convegno sull’agricoltura rigenerativa non è agricoltura rigenerativa. È la sua rappresentazione. Un ente con queste risorse potrebbe fare altro: costruire protocolli operativi per l’agricoltura di precisione, elaborare una posizione tecnica autonoma sulle Tecniche di Evoluzione Assistita, diffondere pratiche rigenerative implementandole in campo, costruire programmi reali di salvaguardia della biodiversità — non evocata nei comunicati ma praticata nei campi, documentata, trasmessa. Senza la stampella di associazioni esterne chiamate a supplire competenze che dovrebbe avere internamente. In parte l’ARSAC lo fa: ma in misura che incide pochissimo sul volume di spesa, irrisoria rispetto a quello che produce in termini di eventi.
Un mese solo basta a mostrare la proporzione, perlomeno come linea di tendenza — con tutte le differenze che corrono da mese a mese. Gennaio 2026. Le determine registrano: 147.282,06 euro alla società che gestisce i servizi di promozione e divulgazione al Merano Wine Festival 2025 — determina n. 49 del 21 gennaio 2026; 39.000 euro per servizi di video immersivi e voice over per eventi e fiere; 22.000 euro per l’evento Merano Sciribetta 2025; 7.480 euro per video tutorial su enoturismo e oleoturismo. L’unica voce con oggetto direttamente agricolo nel mese: 1.360 euro per un collaboratore esperto di potatura. Il resto è gestione ordinaria — personale, trasferte, manutenzione mezzi, impianti sciistici. Sì, impianti sciistici: un’azienda per lo sviluppo dell’agricoltura che, tra le sue voci correnti, gestisce impianti di risalita. La macchina promozionale inizia l’anno già in moto. Quella tecnica lascia una traccia quasi invisibile. Il rapporto tra spesa promozionale e intervento agricolo diretto è, in gennaio, di circa 159 a 1. A giugno, mesi dopo, la proporzione tiene: eventi contro agricoltura diretta, circa 115 a 1. Due mesi lontani nell’anno, stesso ordine di grandezza. Non è un mese scelto. È la forma dell’anno.
Il confronto va inteso per quello che è: mette a paragone spesa discrezionale con spesa discrezionale. I tecnici agronomi esistono, lavorano in campo, non generano determine; il loro costo sta nel 75% del personale, fuori da questo calcolo. Ma è proprio questo a rendere il dato più netto, non più fragile. Un ente che ha i tecnici e nonostante questo appalta all’esterno la comunicazione degli eventi non smentisce la tesi: la conferma. La competenza c’è. È la destinazione delle risorse libere a rivelare dove guarda l’azienda.
I numeri di una singola manifestazione mostrano dove finisce il resto. La determinazione n. 1137 del 12 luglio 2025 affida l’allestimento di tre stand istituzionali per Vinitaly and the City Sibari 2025 a 162.260 euro. Tre stand che non espongono i produttori. Espongono le istituzioni. Ai produttori che partecipano viene riconosciuto un rimborso di un euro per ogni degustazione servita, documentato dalla restituzione di un token. Un euro a calice. È la misura del valore che il sistema attribuisce al soggetto che dovrebbe essere al centro di tutto e che invece resta ai margini, necessario e accessorio allo stesso tempo.
L’evento, piccolo o grande, ha sempre la stessa forma: i banchi di assaggio, la sacchetta, il calice. Il produttore — specie quello piccolo, che fatica a vendere una bottiglia a più di dieci euro perché considerata cara — viene invitato a partecipare. Bisogna esserci, dicono. È pubblicità. Così mesce vino in abbondanza, si sobbarca l’allestimento e il disallestimento, torna a casa con i suoi token. Intorno a lui hanno guadagnato tutti: l’animatore, l’influencer, il tecnico del suono, la pro loco, l’associazione no profit, l’agenzia di comunicazione. Ognuno con la sua determina, il suo contratto, il suo pezzo di finanziamento pubblico. Il produttore no.
Accanto alla distribuzione di risorse economiche, il sistema delle determine produce un effetto secondario: una distribuzione di visibilità istituzionale e mediatica che accompagna gran parte delle attività finanziate. Le determine mostrano la formazione di una rete di soggetti ricorrenti — fornitori, organizzatori, operatori della comunicazione — attivati in modo ripetuto nel tempo, che rende strutturale la continuità del sistema. L’animatore aspira al prossimo contratto. L’influencer al prossimo evento. L’associazione no profit si candida per il prossimo finanziamento. Il sistema vuole la prossima scena. Il produttore — l’unico che non ha percepito nulla di strutturale — è troppo occupato a sopravvivere per organizzare una resistenza o formulare un’obiezione.
La macchina funziona. Produce atti, distribuisce risorse, genera visibilità, alimenta relazioni. Il problema non è che non funzioni. È per chi funziona. Il produttore resta il soggetto meno coinvolto nei meccanismi di ritorno economico diretto. In una parola: l’unico no profit della catena. Il protagonista che la determina ignora.

