Su iniziativa dei VAC Vignaioli Artigiani dell’Alta Calabria, di Angela Sposato e di Catasta Pollino, sabato 30 ottobre Nicola Perullo condurrà l’assaggio di sei vini.
È un’iniziativa importante che testimonia il ruolo innovativo e propulsivo che i Vignaioli Artigiani dell’Alta Calabria vogliono ritagliarsi nel panorama enologico regionale. Promuovere la cultura del vino e far circolare le idee fa parte della loro missione.
Chi dovesse immaginare quella di Perullo come una degustazione tra le tante basata sul metodo analitico e sulla scomposizione sensoriale in vista di una valutazione, è fuori strada.
I suoi assaggi sono tutt’altro che un esercizio tecnico di degustazione. Non si riconoscono profumi, non si parla di espressività dei territori e non si valuta l’equilibrio gustativo. Soprattutto non si giudica e se lo si fa si usano parametri (e parole) differenti da quelli a cui siamo un po’ tutti abituati. Questo è il motivo per cui parliamo di assaggio e non di degustazione. La degustazione comporta una distanza tra il soggetto e l’oggetto, uno sguardo neutro e un esito valutativo. Nell’assaggio invece il coinvolgimento è totale, la prossimità assoluta. Scrive Perullo “la percezione unitaria col vino è un’immediatezza spontanea nella quale non ci si pone imitando le macchine, seppure intelligenti, e dividendo la nostra realtà in sensi e intelletto, lingua , naso e cervello. Piuttosto ci si dis-pone come coscienza, ciò che le macchine e i nasi elettronici non hanno, immergendosi nel processo di cui siamo parte e osservandolo da dentro.” 1

Per farsi un’idea più concreta può essere utile pensare ai simposi dell’antica Grecia o alle supre georgiane, i banchetti rituali condotti dal Tamadà per celebrare ospiti, ricorrenze o funerali e in cui il vino viene consumato in grandi quantità. Come un maestro di cerimonia o un moderno simpiosarca che dirige i discorsi, pronunciandoli o facendoli pronunciare, Perullo non parla di vino come oggetto di valutazione, non lo tematizza e meno che mai lo dissezione scomponendolo nelle qualità sensoriali. Lascia piuttosto che il vino vivifichi i discorsi nell’atto di un gustare senza tema. Assaggio aptico2 lo chiama, a significare un approccio non analitico ma partecipato e coinvolto e a suo modo libero. E come nei simposi le conversazioni vivificate dal vino possono rivolgersi altrove: all’eros, alla danza, al canto o al disegno o, perché no, al vino stesso.
Non si tratta però di un’esperienza soggettiva, dove tutto va bene, e non esistono valori. Per Perullo ci sono vini vivi, e vini morti. I primi sono capaci di rimandare al di la di se stessi alla vita e alla molteplicità relazionale di cui è fatto il mondo; sono vini, magari scomposti ed enologicamente scorretti, che hanno però la capacità di rimandare all’uva da cui provengono, alla luce, alla terra, al lavoro del contadino. Sono i vini che a lui piacciono. I secondi sono i vini-ricetta, figli di un progetto, enologicamente perfetti ma che non risuonano, non rimandano e non appagano. Sono vini morti e come tali buoni e disponibili per l’esame autoptico dell’analisi sensoriale. È il vino come bene comune quello che interessa a Perullo, al di là delle etichette, dei produttori e delle firme. In questo risuona la stessa rivendicazione etica del vino sfuso, senza proprietario che echeggiava nelle famose parole di Luigi Veronelli: il peggior vino del contadino è sempre migliore di qualunque vino industriale.
Per questo negli assaggi di Perullo può capitare di bere costosissimi vini serviti anonimamente in caraffe dell’acqua. Il valore non è mai nella firma ma nella capacità di creare risonanza e rimando. E per questo stesso motivo non riveliamo quali etichette saranno proposte il 30 ottobre alla Catasta. Non sono le etichette e i produttori il tema dell’assaggio.
Come traspare da questi brevi cenni, si tratta di un approccio assolutamente originale e per molti versi spiazzante ma che offre un altro sguardo sul vino, sicuramente diverso da quello delle degustazioni e dei concorsi enologici. Uno sguardo che vale la pena conoscere fosse anche solo per rifiutarlo e per tenersene lontani. Il che, ne sono certo, difficilmente accadrà.
Per prenotazioni:
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Nicola Perullo è filosofo, scrittore e accademico Italiano. Grande appassionato di vino è autore di libri e saggi tra cui Estetica della Percezione, Filosofia del Cibo e Teoria del Gusto. Tra i suoi ultimi libri: Il gusto come Esperienza. Saggio di Filosofia ed Estetica del Gusto (2012), La cucina è arte? Filosofia della passione culinaria (2013), Ecologia della vita come corrispondenza, Frammenti per la spoliazione del senso (2017); Estetica Ecologica. Percepire saggio, vivere corrispondente (2020); Epistenologia, il vino come filosofia (2021.
1. Nicola Perullo, Epistenologia, il vino come Filosofia; Mimesis 2021; pag.173
2. Il termine aptico deriva dal greco apto che significa tatto. Perullo parla di gusto aptico contrapponendolo al gusto ottico, tipico dell’atteggiamento scientifico che presuppone il conoscere come visione e che riduce qualunque alimento ai suoi elementi costitutivi.
Spiegazione del significato del termine la si trova nel capitolo Il Gusto aptico, di Epistenologia, il vino come filosofia

